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giovedì, 04 gennaio 2007


ANGELI & DEMONI       scrive (2.54):

cmq...

      ANGELI & DEMONI       scrive (2.54):

penso che il tuo talento speciale sia semplicemente tu

           Lau     - you can have anything you want but you better not take it from me. scrive (2.55):

lo pensi anche se tutto ottobre e novembre hai fatto finta non esistessi?

      ANGELI & DEMONI       scrive (2.55):

lo penso da sempre

           Lau     - you can have anything you want but you better not take it from me. scrive (2.56):

grazie.

      ANGELI & DEMONI       scrive (2.57):

detto da te suona diverso che detto dagli altri.. ma vabbè penso sia normale



{anche i silenzi fra una frase e l’altra hanno detto tanto}









lunedì, 01 gennaio 2007


Matteo ieri mattina mi ha regalato la maglia con scritto ragazza acidella, l’ho messa subito sotto la felpa e c’ho dormito anche nel pomeriggio. Gli spiace che non sia verde acido come avevo farneticato durante una delle mille conversazioni di giugno, ma tutto quello che manca di acido ce lo metterò io, perché deve essere così, perché v o g l i o sia così.
Ieri sera dopo blob e il conto alla rovescia di Carlo Conti, mi ha citofonata Vale col fratello e sono scesa aspettando che arrivassero gli altri. E’ passato un attimo Adolfo col Pagliaccio, l’importante è non pensare che sarà a quella festa e che comunque non c’è nulla di male, sono gelosa e amen, non è colpa di nessuno. (no comment). Luis si pisciava dalle risate a sputtanare Fede che s’era dimenticata il biglietto per il Siddharta, Morena di pisciava dalle risate per le mie cazzate e io ho pensato che forse andare con loro non sarebbe stata una brutta idea! Ad un certo punto Mazziotti mi ha abbracciata da dietro, io mi sono terrorizzata e lui ha detto che voleva solo un bacio, Luis ha iniziato a dire che era evidente che mi volesse ed è partito tutto un film mentale su quello che mi manca: non mi interessa di bacini e bacietti vari, di frasi dette e festeggiamenti da fidanzati, cioè magari anche ma la verità è che mi manca qualcuno che mi scopra lentamente e che mi faccia aver paura ma poi torni, non è fondamentale essere fidanzati, non sono stanca di Adolfo, sono stanca di un ruolo che ricopro da tanto. Sabato sera di punto in bianco Fabrizio ha iniziato a provarci in modo spudorato e la mia unica reazione è stata quella di sbuffare: ogni tanto gli sorridevo, e quando mi prendeva da dietro una parte di me voleva non spostarsi, ma non per un qualche legame o attrazione, solo per sentire qualcosa di diverso. Ma la verità è che parlo parlo, ma la mia è semplice paura. Di perderlo, di sbagliare e far male a chi non c’entra nulla.

Ad ogni modo li ho salutati e ho aspettato con Ciccio l’una e mezzo e l’arrivo degli altri. Un capodanno molto, anche troppo tranquillo, tanto alcool in macchina ma troppo poco in corpo, una compagnia che tranne dovute eccezioni non tollero, il solito copione di Ivan, parecchie risate, quelle sì, e il cervello totalmente scollegato, volutamente. Così ho già in mente di organizzare un sabato che mi rifaccia, coi miei amici e fanculo a tutto il resto, mi sono troppo lasciata andare in questi giorni.

Benvenuto duemilasette, sono pronta.



domenica, 31 dicembre 2006


Solo venti minuti, e l’arrivo di questo ultimo giorno dell’anno mette già un pò paura.
Fra un complimento e i tentativi di bacio di Fabrizio, nel regalo per il compleanno di Uccio che continua a ripetere quanto sia bello, in un pomeriggio di cazzeggio con Fede che mancava da un po’, nel e se passo domanimattina al volo? di Matteo per salutarci prima che vada a Roma per il capodanno.
Non so come sto, non saprei cosa dire di un anno passato così velocemente che solo dopo te ne rendi conto, e fra un anno chissà cosa avrò concluso, diciannove anni e l’università e gli impegni e io? Questi ultimi giorni mi hanno vista piena di un amore disarmante per Lui, mentre riuscivo a darmi un equilibrio molto instabile sono arrivate le cene tutti insieme, il tirare le somme, fare le quattro minimo ogni notte, girare in macchina senza meta, e noi due soli, Lui che mi dice non voglio che tu te ne vada mai, una paura che non è gelosia ma tristezza, sentire mente e cuore e corpo che battono costantemente insieme, preferire di no ma continuare a sentirlo come unico centro di ogni cosa.. sono cosciente che sia fondamentalmente sbagliato, ma se sono costretta a chiudermi quattro volte in bagno a piangere perché in mezzo agli altri non ce la faccio più, e se rimango sveglia fino alle cinque stretta contro il muro un motivo ci sarà, vitale. { qualunque sfumatura di amore sia, so che solo questo può essere }
Non ho grandi aspettative per il duemilasette, che essendo passata la mezzanotte è solo d o m a n i, ma ho cinque buoni propositi che non voglio vengano distrutti, e fra un anno pretendo da me stessa di immaginarli mentalmente con una bella x di fianco.

Mi sento sinceramente solo in dovere verso chi questo duemilasei l’ha reso speciale, di dover dire tante cose per rendere giustizia a persone e fatti e secondi che porterò in questo e nei prossimi mille capodanni. In ordine puramente casuale, sparpagliato, c o n f u s o :
i filoni e le ore in terrazza e i pomeriggi al parco con Fede e Matteo, l’essermi sentita finalmente parte di un gruppo che rispecchiasse la mia età cronologica, tutte le volte in cui abbiamo fatto l’amore, ed amore allo stato puro è stato; grazie alla Firenze del trentuno maggio, a Matteo che mi ha abbracciata prima che partissi e a chi mi ha tenuto la mano durante un concerto da lacrime e brividi. Per chi ho pianto, a chi mi ha ferita, a chiunque mi abbia fatto odiare un pezzettino di me e di mondo, alla rabbia ceca e alla paura che colpisce in pieno petto; grazie alle giornate di sole e a quelle in cui ha piovuto ininterrottamente, alla sciarpa attorcigliata e alle maglie corte, a chi mi ha dato la possibilità di essere me stessa, a Matteo, il mio stupido, il mio zaddraru, il mio rapporto speciale, per tutte le promesse che mi ha fatto e per quando non le ha mantenute, per essere in pieno petto e lì rimanerci; per il ventinove maggio che non è stato il nostro secondo anniversario, ad Adolfo, profondamente perché non potrebbe essere il contrario, per avermi fatto male, per il nascondere un qualcosa che mi fa sentire puttana e sporca, ma per l’amore che ha saputo dimostrarmi, per tutte le volte in cui mi ha tenuta stretta a sé e senza bisogno di aprire bocca mi ha detto noi due siamo diversi, e legati; per essere stato il mio primo grande amore e per continuare a farmi sentire viva e vittima. Grazie alla mia piccola Giulia per esserci stata, e a chi non poteva esserci ma era comunque di fianco a me, per quei ciiiccina e i sorrisi a mille denti e le occhiate quando Lucia si avvicinava ad Adolfo e l’avermi stretto la mano mentre Ligabue a pochi metri da noi cantava che il patto è stringersi di più prima di (nonsuccederà), grazie alla musica ai libri ai film a messenger e a chi era dall’altra parte di uno schermo, grazie alla mia Rosa per esserci stata ogni volta che ne ho avuto bisogno, per le risate che mi ha fatto fare, per le conversazioni di mille ore in web, per le foto per l’amore per le canzoni per il non essersene mai andata per essere mia e sapermi sua per essere diversa per i capelli per le mani intrecciate per il bacio in fronte per i sorrisi per avermi dato la fiducia di farmi addomesticare da lei. A Vale che se n’è andata e se anche adesso è tornata ed è comunque mia amica non potrà mai entrare veramente dentro, per Fede e le risposte ai test che ha dato, per le nostre uscite da lesbiche, per i baci con la lingua, per la piscina e il soffocamento sotto la doccia, per i pedinamenti, il sabato with rum e pera, le frasi in codice, alcuni segreti; a Gnocs e Bettyna, la mia donna e i “non sono mai stato con due lesbiche” e le lingue blu alle sei di mattina, alle mie tre stelle* di Firenze che amo così come sono, semplici, vere, mie. Ai giri in macchina con Ciccio, alle confidenze alla rabbia alle litigate alle risate e alle canzoni storpiate, grazie per essere mio fratello al di là di qualsiasi legame di sangue.
Grazie alla nuova professoressa di italiano, alla birra bollente in soffitta, all’alba aspettata insieme a Matteo Fede e Uccio, GRAZIE A ME, a chi ti fa sentire la sua amicizia oltre schermo e chilometri, alla mia vespina, ad una princess che va veloce, alla Sere e a Costy, a Rosy che non ci pensi ma sono tutte lì da anni a starti vicine, veramente. Ad un’estate strana dalla quale sono uscita vincitrice, ai momenti di Madrid a cui ho lasciato il cuore e dove tornerò a darne un’altra bella fetta, alla stazione di Termini con il lettore cd a palla, ai soldi spesi in cazzate, alle domeniche fisse al lunapark, a cinque giorni con Tiago e Bruno all’insegna dell’erotismo :p e delle coccole stupide, al falò campato in aria, alle uscite coi miei amici del mare, alle cazzate, ai pomeriggi perennemente al lido, alle cazzate più totali, al tredici agosto e a Giorgio che undici giorni dopo, in un pomeriggio, mi ha dato la certezza che da quella ringhiera non ce ne siamo mai realmente andati. Ad un settembre titubante, a kickboxing, ad una sorta di libertà che mai davvero ho sentito, al freddo gelido e al caldo che tardava ad andarsene, alla scuola sempre più deprimente, ai diciott’anni di fezza fra vino e balli osè, ai vecchi amici che sbucano all’improvviso e ai ricordi sempre presenti, a Campo di Marte senza bisogno di treni, a due occhi verdi scolpiti in pieno petto, fra le mani e nella mente, all’essere state semplicemente perfette, a Ligabue al Teatro Rendano e all’avermi sorriso a dieci centimetri di distanza, alla Roma di cui mi sono perdutamente innamorata e a chi ha fatto da sfondo ad un fine settimana da incorniciare.
Grazie a tutto quello che manca, ma che c’è stato.
Grazie alle risate e alle lacrime da togliere il respiro, grazie delle certezze che adesso ho di quelle che mi sono tolta. Grazie a quelle persone che mi hanno fatto bene e male, che sono rimaste, che se ne sono andate.
Grazie comunque a quest’anno.



lunedì, 18 dicembre 2006


E’ passata una settimana tonda tonda dal mio ritorno da Roma, e so di aver fatto molte parole vuote: non sono stati solo quattro giorni nella capitale, ero io con quello che volevo fare e facevo.
Due settimane fa Matteo mi aveva chiesto se sarei uscita con lui e Matteuccio, io ho sentito prima Adolfo per sapere se aveva qualcosa in mente, e siccome sarebbe andato da amici a prendere una pizza, ho risposto a Matteo che li avrei raggiunti verso le otto. Da lì è scoppiata una specie di litigata con Adolfo che mi ha lasciata senza parole: all’inizio era solo gelosia, non mi piace che esci sola con quei due, che già mi innervosisce perché 'quei due' sono i miei amici, ma comunque tantissime volte ho fatto peggio e non mi sento in diritto di criticare troppo, poi è sfociato in una serie di messaggi che decisamente mi hanno fatta incazzare: com’è che prima odiavi la tua classe e ora sono i tuoi migliori amici? o meglio ancora: io non riesco a stare solo con una ragazza per più di mezz’ora, tu invece ci stai abbastanza a tuo agio.. primo: Lui conosce BENISSIMO la mia visione sull’essere amici o meno, sui migliori in particolar modo; la mia classe è sostanzialmente una classe di merda, si ride e si scherza ma non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di classificarli nella colonna di amicizie. Sa meglio di chiunque altro quanto male mi faccia rendermi conto che comunque Lucia non è più la mia migliore amica, ha visto coi suoi occhi l’amarezza con cui parlo di qualcuno che all’improvviso scompare dalla mia vita e che invece sembrava non doversene andare mai -amarezza che non è troppo difficile capire nasconda decisamente altro- ed è l’unico che si è sorbito vita morte e miracoli di ogni cosa vissuta con Ylenia. Federica Matteo Uccio e Valentina sono il mio gruppo, i miei amici che mi fanno ridere, che chi più chi meno mi stanno vicino anche senza sapere i dettagli, insieme a Fanto e Maurizio che di me non sanno NULLA, ma sicuramente reputo più intelligenti del resto di gente che conosco. E secondo: ho passato più di un anno in totale disagio col resto del mondo maschile. I tanto amati 'acida' e 'strega' che Mattia mi ha amorevolmente appioppato sono nati da tutti gli abbracci che ha provato a darmi e dai quali mi sono sempre scansata; sono state mille le volte in cui mi sono spostata da sguardi, complimenti, affermazioni sul mio aspetto, e tante volte mi sono sentita a disagio sola con me stessa, sotto la doccia, o -e fa male dirlo- quando facevo l’amore con Lui, e spesso la sensazione iniziale era quella di altre mani che mi accarezzavano. E l’unica persona che non mi ha mai fatta sentire sporca -oltre Lui, naturalmente- è stata Matteo, ragion per cui mi dà fastidio sentirlo chiamare come uno di 'quei due'.
Non ci siamo visti prima della mia partenza per Roma, e i giorni fra domenica e giovedì ci hanno visti abbastanza scazzati, forse più a me di Lui che ad un certo punto ha iniziato a dirmi di stare attenta, di non fare la cattiva e che lo stavo trattando male: io stavo solo pensando. A settembre, quando ci sono state le tre serate in cui ero ancora al mare e Lui passava la sera tardi tardi, è stato il primo a dirmi che se anche volevamo entrambi, non potevamo baciarci né tantomeno fare l’amore perché altrimenti non sarebbe servito a nulla esserci lasciati; e sempre Lui sosteneva che vederci di meno era meglio. Faceva male ma aveva ragione, e in certo senso stavo anche trovando una sorta di equilibrio, crollato nel momento in cui non abbiamo più avuto nessun genere di 'regola' e Matteo ha deciso bene di ignorarmi per settimane e settimane: in quel periodo credo di aver capito che la mia felicità o comunque chi per lei non può dipendere da nessun’altro al di fuori di cose che oggettivamente possono essere mie, e che non è cattiveria, cazzo, solo un po’ di amor proprio.
A Roma ho realizzato che devo andarmene da qua: ho bisogno di crescere, di essere veramente autonoma, di trovarmi nei casini materiali e uscirne da sola, di organizzarmi e non chiedere sempre consiglio ai miei, di riuscire a capire qualcosa senza l’aiuto di Ciccio, di essere indipendente con i mille pro e il doppio dei contro. Di cambiare, anche. Per questo sono tornata profondamente scazzata e con la scritta in faccia di non voler essere dov’ero. (inoltre durante l’andata hanno messo Million Dollar Baby, al quale è seguita una conversazione con Matteo che non si sarebbe potuto smentire, e fra i messaggi in codice che si sono susseguiti, giunti al punto di dire qualcosa a parole sue, e non attraverso spezzettoni di film, è scomparso per farsi risentire la serata con domande standard tipo cosa fate o qualcosa di simile)
Poi non so, forse c’era solo bisogno di tempo: all’inizio con Adolfo ci siamo visti cinque minuti sotto casa di Fede e la situazione sembrava rimasta ferma con Lui che magari con tutta la buona volontà di questo mondo ma mi faceva sempre sentire una stronza, e io che a sentirmi una stronza e sapere di non esserlo stavo impazzendo. Alla fine questo tempo è arrivato, e giovedì ero a gambe incrociate sul pavimento della mia stanza, rivoluzionata, a sistemare il cassetto stracolmo di lettere. C’erano quelle di Grazia che nonostante ci dividessero cinque minuti di macchina ci divertivamo a riempire fogli su fogli e spedirceli, i mille bigliettini che Vale (non quella attuale) mi scriveva durante le ore di scuola, i quaderni a mò di diario che avevamo iniziato, la busta col gioco dell’impiccato e i fogli a quadretti con la scrittura e il mondo di Giorgio, una lettera inviata da Mondovì, le dichiarazioni d’amore di Vale, un blocchetto di cartoline e lettere di Silvia, Serena, Rosy, Sandy, Gioia e Costy, la calligrafia perfetta di Davide e la busta un po’ strappata dallo scotch con le parole di Don’t Cry, i fogli strappati dai quaderni coi buchi e '@-; ANGELI E DEMONI @-; scrive' durante le ore di scuola, i quattro fogli con la lettera bellissima e che ho rischiato di dimenticare di Regina, le conversazioni e un amore smisurato e quindici anni di amicizia scritto sui primi fogli che capitavano di Lucia, un quadernino regalo della mia Rosa.. mi sono sentita in debito di qualcosa, perché nonostante tutto è stata tanta la gente che anche se chi per poco ha visto qualcosa di bello in me, e se la maggior parte di questi continua a vederlo e crederlo un motivo c’è. Così ho mandato un messaggio a Regina dicendole di aver ritrovato quella lettera, e che non aveva importanza se l’augurio di rimanere amiche in quel modo non avesse avuto grande successo, né tantomeno se se la ricordasse o meno, e che volevo solo ringraziarla per avere creduto in qualcosa che ci riguardava; e uno a Lucia che mi risponde con un « anche tu mi manchi tanto.. ma la cosa bella è che sei sempre nei miei pensieri, in ogni momento e in ogni cosa che faccio.. sei sempre stata e sempre sarai la mia migliore amica.. io ti amo! Sul serio, non te lo dico così per dire.. » e che dopo una ventina di minuti citofona e pretende che attacchi subito il cartellone che mi ha fatto per il diciott’anni.
Venerdì altra giornata spettacolo: Fede coglie al volo la mia proposta di accompagnarmi all’università, e Vale si aggrega a ruota; così usciamo un’ora prima e raggiungo gli altri per la laurea di Andrea. Ci sono tutti tutti tutti (tranne il Frutto, ma non è che mi cambi molto^^).. Regina mi salta al collo, mi chiede scusa per non aver risposto e mi dice di essersi commossa, iniziano subito le cazzate con Luca ed Enrico, Andrea mi fa leggere i ringraziamenti all’inizio della tesi (ai miei amici,unico punto fermo mentre tutto intorno crollava -sono dettagli le litigate profonde, so di essere anche stata la sua 'unica luce nei momenti bui'), Adolfo inaspettatamente mi tiene per mano e mi abbraccia e mi fa le linguacce, e come ogni volta mi rendo conto di come forse non si esaurirà mai del tutto quel legame che esiste con Lucia, perché siamo maledettamente uguali nonostante tutto. Abbiamo fatto casino, abbiamo mangiato come porci, abbiamo fatto i nostri soliti regali a minchia, abbiamo avviato un Chi vuol essere milionario tutto nostro, ho riso e fatto ridere, ho ritrovato una parte di me che da anni avevo dimenticato, e ho passato il pomeriggio sdraiata sul letto di Lucia con lei che si accoccola fra le mie braccia e mi chiede di parlare. (mi sento ancora a casa, lì)
La sera invece, dopo un giretto con Fede e uno con Uccio sul mitico mezzo che fortunatamente è tornato fra noi!, ho chiesto ad Adolfo se gli andava di stare un po’ insieme.. siamo stati attorcigliati sul letto, a raccontargli di quello che per giorni non gli ho detto perché dovevo solo capire: del perché dico che voglio andarmene, della paura che ho ma della voglia di farcela, della giornata splendida che avevo passato anche grazie a lui, di ogni cosa mi passasse per la testa: il nostro segreto è questo, ascoltarci. e personalmente, per quanto incoerente e asfissiante io sia, non mi stancherò mai di dire che fra le sue braccia mi sento terribilmente protetta.

Penso ci sia un po’ tutto qui, e quello che manca basta coglierlo fra le righe.



mercoledì, 13 dicembre 2006


Così forse finalmente riesco a mettere nero su bianco.
Non ho mai particolarmente amato Roma: certo che non dimentico il primo pomeriggio con Rosy, quando ci siamo perse con Vale e Vale durante la gita, l’ennessimo saluto annuale :), il concerto dei Dream Theater e nonostante tutto nemmeno Davide, e che comunque ho sempre buttato la monetina di spalle alla fontana di Trevi, ma amarla come ho amato Firenze o Madrid o il Quartiere Latino, quello no.
Doveva arrivare un giovedì pomeriggio a rendermi cosciente che io e Fede eravamo sul pullman per Roma, con una bacheca come regalo e due valigie decisamente troppo piene.
Ho solo una serie di flash continui, affollati e decisamente deliziosi, che un po’ torturano, un po’ rimangono a riempire tutto quello che è rimasto scoperto: il cambio di cinque minuti a casa di Giulia, «mamma mi lasci la macchina?», i mille giri con Tiago e il suo foglio rosa (scaduto giusto per..), conoscere gli altri, le risate, gli abbracci e le linguaccie, le prese per il culo, «che davero? No pe finta», la radio a palla, Ale in motorino con la mia valigia fra le gambe Fede col mega casco e la bacheca spiaccicata contro Tiago sulla ruota davanti e io avvinghiata alla valigia col culo sulla ruota, l’eco del rumore e delle risate in galleria, la sveglia due ore e un quarto dopo una 'nottata' nello stesso letto con Tiago, Grotte Di Castro, il giardino che ci vogliono due ore per girarlo degli zii di Tiago, i giri sulla papamobile con Bruno e Federico, la bontà di Pino, il pranzo a mezzogiorno sotto la pioggia, il tentativo di cagare, il pomeriggio passato a giocare ad assassino, la braciola di maiale alle sei del pomeriggio e la cena mezz’ora dopo, io Fede e Tiago ammassati in macchina, Alessio l’uomo senza l’uso della parola, i pettegolezzi gli incesti e gli sparli vari, «sono Giulia e sono una chiavica», Roma by night, la chiamata di Matteo (il nostro!), le indicazioni per piazza Bologna, Fanto e Mario alla fermata del pullman, l’ascensore biposto, i dieci minuti di sparlo accanito con Fede, i cornetti crema e amarena che non esistono, i piriti alle cinque di notte, la sveglia alle dieci che slitta misteriosamente alle undici e mezzo, le foto in tram, l’ora in fila al Mc, i giri per Via del Corso e le mille persone di Cosenza, «tanto io ti ho già baciata!», la pioggia fitta, il gonnino e gli stivali, la margherita di cinque euro e cinquanta, gli scambi culturali di zallarate, «oh calabrotta, non te fa a simpatica!», il balletto sulle note dei Cartoons, i vecchi dal balcone mentre mi alzavo la gonna, la traccia numero uno della serata Energy, 'hashis fumo anfetamina bombe bombe' a palla, la rissa in mezzo alla via di Tiago con tre tipi, la foto con Lorenzo l’uomo coi capelli più belli di Roma, Ponte Milvio stipati in macchina con Tiago Alessio e Giulia, i baci lesbo con Fede (perché dobbiamo farci riconoscere ovunque!), «oddio ma ha toccato me?» e la bavetta annessa, i giri le risate le foto sulla strada dei trans, i saluti a Giulia la nostra chiavica di Roma, i cornetti strafogati alle quattro di notte, «Laura dorme con me!», Matteo rinominato Calippo alle undici di mattina,
tutto.
ogni singola cosa di due giorni strapieni di sorrisi, brividi, emozioni.

{ quello che poi è dentro, a cozzare con tutto il resto, adesso rimane qua.
ci sarà tempo, Roma merita un ricordo tutto suo. }



martedì, 05 dicembre 2006


Ancora Ligabue, rimettendo dall’inizio Walter il mago versione acustica e guardando e riguardando le foto appena scaricate.
Alle otto meno venti Uccio mi manda un messaggio e ci troviamo sulle scale del Rendano, io lui e Matteo.
Una decina di minuti e mi metto in fila, secondo piano palchetto numero uno, inizialmente sola arriva poi un’altra sfigata ^^ con la quale concordiamo che se non ci tengono ci lanciamo giù! Messaggio di Matteo in cui mi dice che l’ha visto mentre entrava, il teatro che si riempie, un’atmosfera quasi surreale, e il «Uccio è entrato, hanno dato solo tre pass..» che un po’ mi ci fa rimanere, ma gli rispondo che avremo un nuovo impegno per la prossima volta, e che comunque è stato bello vederlo prima di entrare.
Poi buio.
Il sipario che lentamente si apre e Lui è lì seduto in camicia rossa e quella voce da mettere i brividi, iniziando con Sogni di Rock’n’Roll.
Assolutamente incantevole, magico, da ritrovarti a urlare e ridere e sentire un brivido dentro, così vicino da poter vedere tutti quei dettagli che prima sfuggivano.. come batte il piede sinistro, le mani che si muovono, il viso che si schiude in un sorriso per gli applausi a Mauro Pagani, le sue stramaledettissime canzoni che ogni volta ti rendi conto di quanto importante siano sempre state e di come ti tirino fuori qualcosa che altrimenti non riusciresti nemmeno a trovare.
Ero vicinissima, ogni tanto sembrava di poter allungare il braccio e toccarlo.
Poi l’emozione vedendolo a due metri da me mentre entrava in macchina e, alla fine, ma decisamente l’unico pensiero che ho ormai in testa, quando appostata sotto l’hotel ho visto l’ascensore scendere dal quinto al primo piano e ne è uscito lui lui lui che mi sono ritrovata davanti, separati solo dalla porta scorrevole bloccata, da uno stupidissimo pezzo di vetro, e averlo a nemmeno due centimetri con quel sorriso disarmante e la mano alzata, bellissimo, Lui, l’uomo che mi è sempre stato vicino ^^ che non smette di regalare emozioni, che ogni volta è un rimanere senza parole cercando inutilmente di spiegare.

Sento solo che è dentro, che quasi mi manca, che l’ho guardato dritto negli occhi mentre sorrideva e che giuro mai, avrei creduto possibile emozionarsi così tanto nell’avere qualcuno dall’altra parte di un vetro.

                           il sipario, quattro dicembre duemilasei.
 
                                   



lunedì, 04 dicembre 2006


Con i tre cd di Giro d’Italia in lista e le mega cuffie a spostare il frontino azzurro.
Poche ore, solo quelle a separarmi da Lui che è sempre stato presente ogni volta che ne
ho avuto bisogno.. nel letto risvegliandomi la mattina dopo ancora col lettore di fianco,
la notte fonda aspettando che arrivasse il sonno, in radio all’improvviso, in conversazioni
interminabili e quando ho lasciato che parlasse per me mentre stringevo forte il labbro e i
pugni. Lo so che sembra stupido e terribilmente infantile, ma la sento come una cosa
profondamente intima.. io, e Lui nella MIA città.

Non ci sono le mille ore di viaggio verso Campovolo o Firenze, né le mie fidate Juls e
Gnocs :) né tantomeno altre persone davanti. Il palco e io, stop, a una decina di minuti
da casa, sotto lo stesso cielo grigio che guardavo stamattina.

Voglio emozionarmi.
Profondamente, la mia cura.
Senza pensare a stupide accuse, a messaggi da stringere il cellulare e piangere,
conversazioni in cui mi sento dire che le mie sono solo paure stupide e infondate e
che quindi non hanno lo stesso peso delle sue, ripensando a quante volte ho odiato me
stessa e chi tentava di abbracciarmi, e a quanta fatica abbia fatto per smettere di farmi
quel
male perché «il passato è passato!».. Non lo accetto se a dirmelo è Adolfo, non
posso fare finta di nulla, non voglio sentirmi sporca o in fallo per qualcosa che non ho
fatto non ho fatto non ho fatto.

{ il cuore comincia a battere e ho un po’ paura, ma adesso forse è solo rabbia e
non possono distinguere la linea fra amicizia e oltre. ad ogni modo ringrazio me e chi mi
fa sorridere, nonostante tutto }


 

 




venerdì, 01 dicembre 2006


Non lo so.
Non lo so come sto e
non lo so cosa voglio.
Forse sono solo in attesa, angosciante.
Oggi dopo aver portato le foto a stampare, con Fede andavamo a prendere la bacheca e camminando imitava Ligabue e tipo lo immaginavamo a pranzo da me con mamma che lo faceva ingozzare di roba, e lui rispondeva cantando canzoni che Fede storpiava. Lunedì sera sarà qua, e io ancora tento di non pensarci, anche se all’improvviso mi assalgono attacchi di follia acuta e devo spintonare Fede gracchiando qualcosa che varia dai commenti su quanto sia importante, lui e le sue canzoni, a quanto sia sessualmente arrapante.
Guardando le cose razionalmente non mi manca molto, e comunque potrei avere la vita di una qualunque ragazza standard, è che non sono standard, non sono standard, non esiste un qualcosa di preconfezionato che possa mettere a tacere paure, ricordi e illusioni.
Odio dovermi ricredere, aspettare che succeda qualcosa e ritrovarmi a contraddire quello che avevo affermato fino a due minuti prima.
Devo proiettare la mente alla domenica pomeriggio fra la preparazione del regalo per Tiago e matematica, il Rendano lunedì quattro dicembre e Ligabue (che importanza ha se Matteo qualche mese fa mi aveva promesso che saremmo andati insieme, alla prima occasione, e che importanza ha se continuo a credere a tutte le promesse che mi ha fatto mentre non lo sento nonostante sia tornato quello che era, o forse sono io ad essere cambiata e ho paura, fottuta paura di farmi male); mi proietto alle quindici e trenta di giovedì, binario quindici, e in quello che ne seguirà. Non posso star ferma, non voglio sentire come batte il cuore, non ne posso più di fermarmi a ricordare analizzare cercare sezionare, vorrei non essere condizionata da questa instabilità, e da una sensazione di nervosismo che martella a torturare mentre cerco di riportare la situazione alla normalità.
Mi alterno fra momenti assurdi di angoscia e paura
ad altri in cui rido con le lacrime agli occhi, leggo con un sorriso ebete le risposte ad un test, canto stile campana con la musica altissima, vivo la mia fottuta età fra sabati campati in aria e il culo ghiacciato al nostro solito posto. è aria da respirare a pieni polmoni e portarne per quando poi, lo so, dovrò tenere le labbra serrate.
So chi mi manca, vaffanculo.
So che loro due riescono a farmi stare realmente bene e sentire che Dio mio, quante cose ci sono ancora.
Loro due che volenti o nolenti confondono, spaventano e così come mi hanno riempito la testa -e il cuore- di quanto io valga, allo stesso modo mi lasciano con la consapevolezza che è troppo pericoloso lasciarsi andare. chi più chi meno, chi da ormai tre anni chi da un quattro aprile duemilasei..
Amore?
Amicizia?
Nonostante tutto confermano delle certezze: io non sarò mai standard.

- Adolfo..

1.Qual e' il mio nome? Laura
2.Ti sei mai chiesto se ne ho piu' di uno? anna gaia
3.Dove ci siamo conosciuti? l'hai detto tu
4.Da quanto tempo ci conosciamo? è da tanto ormai
5.Ci conosciamo molto bene? penso di si :)
6.Fumo, e se si ke cosa fumo? tralasciamo che se non c'ero io...
7.Credo in Dio? non sò bene... ma dovresti
8.Qual e' stata la tua impressione la prima volta che mi hai visto? non mi ricordavo la faccia
9.Ti ricordi quanti anni ho? 18 ma di testa 12 sono troppi :)
10. Quand'è il mio compleanno? 25 luglio
11.Qual e' il mio colore di capelli? non si sà
12. Colore degli occhi ? castani
13.Ho fratelli o sorelle? ciccio
14.Hai mai avuto una cotta per me? O sei mai stato/a geloso/a di me? beh lo sai cosa sei
stata... e cosa sei:)
15.Qual'è una delle mie cose preferite? ne esce una al giorno
16.Ti ricordi una delle prime cose che ti abbia mai detto? buh non mi ricordo ste cose
17.Qual e' il mio tipo di musica preferito?  ligabue
18.Qual e' la mia migliore qualita'? mmh... sono le tre e mezza e non ho tanto tempo per
pensarci :)... quando vuoi sei dolce... quando vuoi
19.E quello che consideri il mio peggior difetto? tanti e li sai :)
20.Sono timido/a o estroverso/a? dipende dalle situazioni
21.Diresti che sono buffo/a? dipende
22.Sono ribelle o seguo tutte le regole? ma  quali regole
23.Ho qualche talento speciale? scocciarmi sicuro
24.Mi consideri un amico/a? mmh... buh :) ...smack
25.Mi definiresti intelligente con poca voglia di fare, secchione da "imparo tutto memoria"
o nessuna delle due? la prima
26.Mi hai mai visto piangere? non mi ricordo :)
27.Quale sarebbe un buon soprannome per me? scocciante... piccolina
28.Cosa amo di più? ligabue e tante cose stupide... ah ylenia
29.Qual è il mio luogo preferito? firenze tutte le parti con ciccio e non con me :(
30.Potresti immaginare cosa penso di te? buh.. non sò
Dopo questa domanda impegnativa una piccola pausa e si ricomincia con altre sole quattro
domande:
31.Ho piercing o tatuaggi in qualche parte del corpo? le orecchie sono buchi buchi
32.Sono innamorato/a? :(... tralasciamo.. non sò
33.Ho avuto qualche incidente grave? no
34.Quale tipo di follia potrei fare in un momento di insanità mentale? tutti
35.Salutami! smack smack vado a letto! Ti Voglio Bene se non mi scocci però :)..smack

- Matteo, il transessuale per eccellenza.
1.Qual e' il mio nome? Laura
2.Ti sei mai chiesto se ne ho piu' di uno? li so cmq no
3.Dove ci siamo conosciuti?ara scola
4.Da quanto tempo ci conosciamo? ho perso il conto eheheh
5.Ci conosciamo molto bene? abbastanza
6.Fumo, e se si ke cosa fumo? popu zappe!! (proprio canne, ndL)
7.Credo in Dio? credo di si
8.Qual e' stata la tua impressione la prima volta che mi hai visto? e chi n'è chiru picciù?
(e chi è quella bonazza, ndL)
9.Ti ricordi quanti anni ho? mi pare na diciottina.. e na pocu
10. Quand'è il mio compleanno? 25 luglio
11.Qual e' il mio colore di capelli? NEROOOOOOOOOOOOOOOO
12. Colore degli occhi ? castani
13.Ho fratelli o sorelle? fratello
14.Hai mai avuto una cotta per me? O sei mai stato/a geloso/a di me? no\si
15.Qual'è una delle mie cose preferite? una? mm mi viene al volo quel coso là.. zampetta
16.Ti ricordi una delle prime cose che ti abbia mai detto? bo penso ciao piacere laura
17.Qual e' il mio tipo di musica preferito? guccini &co....credo..
18.Qual e' la mia migliore qualita'? essere piacevolmente antipatica...ma non è la migliore..
19.E quello che consideri il mio peggior difetto? far figurare quella che non sei
20.Sono timido/a o estroverso/a? apparentemente estroversa
21.Diresti che sono buffo/a? ahahah ma che domanda è?
22.Sono ribelle o seguo tutte le regole? un pò e un pò
23.Ho qualche talento speciale? si qualcuno..
24.Mi consideri un amico/a? certo
25.Mi definiresti intelligente con poca voglia di fare, secchione da "imparo tutto memoria"
o nessuna delle due? chiri 9 ca zumpano cumu nente!!
26.Mi hai mai visto piangere? no
27.Quale sarebbe un buon soprannome per me? cretina
28.Cosa amo di più? picchiare federica ahahahah
29.Qual è il mio luogo preferito? ..forse casa tua vecchia..
30. Potresti immaginare cosa penso di te? si penso di si..
Dopo questa domanda impegnativa una piccola pausa e si ricomincia con altre sole quattro
domande:
31.Ho piercing o tatuaggi in qualche parte del corpo?vabbù orecchini
32.Sono innamorato/a? si
33.Ho avuto qualche incidente grave? non mi pare
34.Quale tipo di follia potrei fare in un momento di insanità mentale? limare con davide!

35.Salutami! Io dovrei ripetere italianooooooooooooooooooooooooooooooo!!



domenica, 26 novembre 2006



on air : Infinito, Raf.

occhi stanchi e gola secca, pile marrone e piedi scalzi. Non penso di avere grandi pensieri, solo il bisogno di rimanere un altro po’ sveglia a rendermi conto che è tutto reale, e assaporarlo.
{ con una canzone scaricata più che altro per affisso e che ora mi riporta alla mia piena adolescenza, dodici tredici anni carichi di dettagli che per quanto lontani sono conservati gelosamente. -forse faccio solo confusione. }
L’aria fredda e la sciarpona.
I MIEI AMICI.
Matteo.
Le foto a cazzi, i mille anni aspettando di mangiare, le risate.
Gli sguardi non appena viene nominata Torino e le cazzate con Fede.
«vado dritto no?» (io sorrido, lui anche)
I cinque minuti con le lacrime agli occhi per le risate sotto casa di Uccio.
noi quattro al nostro solito posto ammucciato.
E Roma, sette otto nove e dieci dicembre.
Se anche il cuore batte in modo strano, e al centro c’è Lui che in un abbraccio mi fa scomparire, mi sento veramente di dire che non sto perdendo nulla. anzi.

 

 




mercoledì, 22 novembre 2006



Giornate di una semplicità di cui ho avuto bisogno.

L’ultimo periodo non è stato dei migliori, e il fatto che mi rifiutassi anche di scriverne è il chiaro indice di quanto mi sentissi chiusa in questa cosa.. adesso invece sento come una sorta di piccola gioia, questa voglia di riscattarmi e tornare a ridere come avevo imparato a fare.
Forse sarebbe anche il caso di delucidare un po’ il ruolo di Matteo - Teo - . Bhè di certo non è una di quelle persone appariscenti che al primo incontro pensi a quanto sia brillante socievole espansivo, e anzi si sforza quasi sempre di risultare strafottente e distaccato. Poi però succede che un martedì notte ti trovi a parlare della tua adolescenza con una persona che fino a poche ore prima era comunque poco più di un compagno di classe, e se farlo risulta così facile scopri che un motivo c’è.. per come tutto quello che hai da dire lui lo sa già, e per come capisci quello che scrive mentre sta ancora battendo sulla tastiera. Al di là dei racconti veri e propri, è come sono trapelati i dettagli da reazioni che da allora abbiamo cominciato a notare. E’ spiazzante quando impari a conoscerlo, quando ride in quel modo che non puoi non ridere anche tu, quando di punto in bianco dice di odiarti perché gli fai uno strano effetto, e lui non può né affezionarsi né far affezionare. Quando mi sono legata ai pomeriggi di ozio e cazzeggio con loro due che non hanno fatto altro che farmi ridere ridere ridere quando il cuore mi diceva tutt’altro. Matteo è una delle persone più incantevoli che io conosca, e so benissimo quanto tutto questo possa essere frainteso, ma non mi interessa: i baci con lo schiocco all’improvviso, le finte scenate di gelosia, quando allontanava Fanto o Maurizio, la sua mano che mi accarezza la schiena, le prese per il culo, le promesse prese e che manterrà, quella spiazzante di «abbi una felicità delirante, o almeno non respingerla», la volta in cui è venuto mentre ero sola sul balcone, il venerdì sera fino all’una e mezzo sotto casa mia e il «e quando ti mordi le labbra così che stato d’animo hai?» { i dettagli i dettagli i dettagli }, la giornata al mare e il taglio sopra il ginocchio di cui solo lui sa il vero significato, le frecciatine e le allusioni da poterci capire e sorridere anche fra altre mille persone, i messaggi che arrivano senza preavviso, l’accordo di scopare entro fine anno scolastico, il pomeriggio al parco stracolmo di dolcezza, l’abbraccio forte prima di partire per Firenze, la dedica di ragazza acidella, le resse e i paccari ad ogni occasione, le sfide e le confidenze, il gambo della rosa nel buchino della moto, quando mi ha preso la mano guidando, «avevo bisogno della scusa per abbracciarti», tutto quello che mi ha negato negli ultimi due mesi, egoista presuntuoso stupido bambino, che mi ha tolto la possibilità di essere la sua cretina ed ex compagnuccia. Oltre tutto questo è stato l’unico ragazzo che non mi ha mai fatta sentire sporca in un abbraccio nonostante la NAUSEA per ogni genere di contatto al di là di Adolfo; perché criticato sì, ma mai giudicato scelte e affermazioni, per come mi ha insegnato che c’è ancora tanto da scoprire in me.
E adesso le giornate hanno assunto un ruolo diverso perché insieme a Matteo è tornata una serenità che invece anche in compagnia dei miei amici veniva meno.. rido avvinghiata a Sharon sotto l’ombrello, sotto il portico della chiesa decidendo cosa farne della mattinata, seduta con un campione di classe alquanto particolare parlando e sparando cazzate per due ore di fila, per un sabato sera che ha profondamente risvegliato qualcosa, per la voglia di fare e fare al meglio, per il desiderio profondo di vivere ogni cosa. Serenità che dopo domenica e lunedì ha portato anche ad alcune considerazioni importanti, su me e Lui.
Perché fare l’amore domenica sera è stato bellissimo, in quella fusione che come sempre ci appartiene, ma la litigata precedente mi ha fatto capire che dobbiamo rispettare le conseguenze dell’essere solo amici, e cercare la strada migliore per noi, con ruoli diversi magari, ma sempre insieme. perché il suo non lasciarmi solo inaspettato, quel modo di ridere e stringerci è qualcosa di vitale per me.

e sì che ho paura che siano ennesime illusioni, e ho bisogno di dipendere solo ed esclusivamente da me, ma se il cuore comincia a star meglio così, immersa nella semplicità degli amici e della pioggia e di Lui, perché torturarsi anche ora?   




lacrime e brividi.

inondazioni di sole.

pioggerellina autunnale.

sfogliando margherite e.

canticchiando in primavera.

cortometraggi estivi e non.

archivio stagionale.

fioriture altrui.

credits.